(in)FantaPolitica

Ad un paio di giorni dal voto referendario, quando tutti hanno già detto tutto, provo anche io a dire la mia: tanto non conto nulla, e le mie vane parole non hanno la benché minima intenzione di spostare un solo voto (ammesso che qualcuno le legga).

Dopo aver letto, sentito e percepito tutto ed il contrario di tutto (il referendum, di per sé, si presta, dovendosi esprimere con un si o con un no), l’ultima scambio di civile opinione tra promotori e detrattori sembra l’accusa di “fantapolitica”: ognuno accusa l’altro di dire il falso. Il ché è semanticamente interessante: volendo escludere l’ipotesi che esistano due verità, è più facile assumere che esistano due bugie.

Ma io no sono un politologo, nè un logico: di mestiere faccio il pedagogista, e passare le giornate con i bambini mi stuzzica la tentazione (alla quale, come vedete, cedo) di analizzare gli atteggiamenti politici di cui sono stato spettatore alla luce dei comportamenti che quotidianamente vedo nei bambini. L’immagine che ne ho tratto evolve (un po’ a la Pokemon) la “fantapolitica” in “infantapolitica”… ma vediamo di esemplificare.

La prima  categoria di infantapolitici sono “quelli del no”, sempre e comunque, ovviamente non nel solo senso di esito del voto, ma come atteggiamento prevalente: continuare a dire no a tutto e a tutti sortisce lo stesso fascino che si manifesta nei bambini quando scoprono la magia di questa parola. Per un bambino di 12-15 mesi dire ostinatamente NO ha come unico effetto quello di attirare la pubblica attenzione su di sè. Mentre gli adulti si dannano a capire come proporre le cose, o a preoccuparsi se in casa sta crescendo un piccolo tiranno, l’infante gode come un riccio al vedere le espressioni di sorpresa davanti all’effetto dirompente di questa parola. Quando i grandi mi chiedono come fare, in virtù del mio lavoro, la risposta è semplice: ignorate! dopo un po’ passa….

… perché quando quel “no” assume importanza eccessiva, i bambini non imparano ad usarlo, ma ad abusarne, specie se a monte vi è una situazione patologica. Gli amici psicologi mi insegnano che il “no” dilagante diventa un disturbo di tipo oppositivo; ma siccome prima o poi trovo quello che ignora (ed essere ignorati dà tremendamente fastidio), quel “no”bisogna ottenerlo provocando: da cui il disturbo oppositivo-provocatorio, che in età adulta diventa disturbo di condotta, cioè di quella gente che delinque non per mero tornaconto, ma per il gusto di dar fastidio.

Per par condicio pedagogica (perché qui si scrive di pedagogia, non di altre cose!) esiste un disturbo anche per i bambini che dicono sempre e a-prioristicamente di sì: sì a tutti, sempre, comunque, tanto è lo stesso: generalmente sono i bambini depressi.

E poi ci sono gli iperattivi, quelli che non stanno mai fermi: sono perennemente in movimento, e intavolare un dialogo con loro è impresa improba: non termini nemmeno la tua frase, che ti parlano sopra, generalmente a sproposito perché non hanno nemmeno capito o sentito quello che gli stai dicendo. Gli iperattivi sono tali in diverse accezioni e declinazioni: sono onnipresenti ovunque, o diventano logorroici, oppure grafomani, continuando a scrivere di tutto a tutti, o fanno dell’attivismo sfrenato la loro bandiera, dove l’unico intento non è produrre qualcosa di sensato, ma dimostrare che si stanno muovendo, arrivando generalmente a sera sfiniti senza avere mai concluso nulla.

Il contraltare patologico dell’iperattivo è l’aggressivo passivo, quello che apparentemente accomoda, spesso con arguzia, ma in realtà dice una cosa per farne altra, macchinando nell’ombra. Sono quei soggetti che a pelle suscitano inquetudine: la loro missione è intraprendere mille battaglie per non vincerne mai nemmeno una, perché l’aggressività che mu0ve alla battaglia è sopita dalla passività. Intanto il casino lo hanno creato, e spesso vi si trovano gli altri, con loro grande godimento.

E come dimenticarci dei bulli? La loro evoluzione è quella dei cyberbulli, perchè ormai organizzare la spedizione punitivo-vessatoria per rubare la merendina costa molta fatica: meglio diffamare comodamente seduti davanti al pc: una bella identità virtuale finta, ed il troll da social network è presto servito.

Ma… i bambini normali? Per fortuna sono la maggioranza, ma si tratta di una maggioranza sileziosa: non fanno notizia perché non fanno statistica, e non finiscono nello studio dello psicologo o del pedagogista. Mi piace pensare, perché l’esperienza me lo conferma, che si tratti di tutti quelli che diventano adulti senzienti ed equilibrati, seppure nel glorioso silenzio della loro normalità.

Grazie della pazienza, siete arrivati alla fine: per caso, ci avete visto un qualche pensiero politico? Boh… ciascuno colga ciò che vuole. Io spero di vedere molti infanti politici diventare adulti, come i bambini che aiuto a crescere. E molti adulti impegnarsi nella politica, ce n’è un gran bisogno. Per ora, come diceva Ennio Flaiano, la situazione è tragica, ma non è seria.

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Giù le mani dal Corano

Solitamente mi limito a postare link su cui sono d’accordo, e quindi dò loro risonanza. Ma stavolta voglio andare contro abitudine, e polemizzare un po’ su una faccenda che comincia ad andarmi molto stretta.
Questa mattina leggo questo articolo su repubblica.it, nella sezione blog de “l’Espresso”:

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/…/come-…/…

Ora: l’ottimo Sandro Magister fa riferimento ad un articolo di Padre Samir Khalil Samir, apparso su asianews.it, organo di stampa del Pontificio Istituto Missioni Estere.
Da padre Samir mi sarei aspettato un “ponte relazionale” tra Islam e Cattolicesimo, data la sua posizione di teologo e gesuita. Invece si legge testualmente che <<l’Islam e il Corano non sono una religione di pace, poiché nel messaggio islamico sono presenti elementi di violenza>>, che (farebbe intendere l’articolo) andrebbe a giustificare quanto sta accadento, almeno nel nome di Chi.
Bene..! Se ci prendiamo la briga di andare a leggere un po’ il Corano (possiamo farlo qui, una comoda versione on line in italiano, accreditata dalla Comunità Islamica http://www.corano.it/corano.html) e cerchiamo i versetti inneggianti alla Jihad (la guerra santa), è vero che si trova un bel po’ di roba.
Ma se con altrettanta onestà intellettuale andiamo a leggere la Bibbia, almeno il vecchio testamento (per par condicio, fornisco sempre la versione on line, http://www.bibbia.net/), scopriamo fratricidi (Genesi), sterminii e guerre varie (Esodo, Giosuè), tradimenti (Davide e Betsabea), omicidi passionali (Uria l’Ittita), e si potrebbe continuare a lungo, anche nel nuovo testamento (lapidazioni varie, prostituzione, etc..).
Vengo al nocciolo: voler giustificare il terrorismo sotto l’ombra della religione è lo stesso errore che si compì in Italia negli anni di piombo: religioni e ideologie sono solo la copertura deresponsabilizzante che persone disturbate e sociopatiche utilizzano a giustificazione delle loro azioni criminali.
Chi uccide è individualmente responsabile.
O è la “banalità del male” (Hanna Harendt).
Ma ritengo parimenti criminale chi giustifica tali agiti in modo massimalista (è colpa della religione, è colpa dell’ideologia) e tutti coloro che sono a conoscenza di individui rischiosi e non fanno nulla, magari solo per aiutarli (non dimentichiamo che un sociopatico suicida è una persona che sta male, molto male!).
Si reclutano terriristi on line? Si oscurino i siti web: si fa per la pedopornografia, perché qui non si fa? Poi: dietro un sito web c’è un dominio proprietario: arrestiamo il proprietario per apologia di reato… e via discorrendo. Perché non accade?
Concludo: per fugare qualunque dubbio sul mio presunto laicismo, si sappia che ci sono delle persone consacrate che considero come fratelli, e altre ugualmente consacrate che trovo sofferenti se non apertamente pericolose (tutti coloro che in nome della religione deresponsabilizzano gli individui dalle loro azioni), allo stesso modo, trovo molta più santità in alcuni laici sedicenti atei.
… e non ce l’ho nemmeno con i gesuiti: per confutare la tesi di padre Samir, basta un libro di un suo confratello gesuita, K. Frielingsdorf “Ma Dio non è così”, ed Feltrinelli.
Vi prego: mai come ora usiamo il cervello! Ce l’abbiamo, gratis, ed evita un sacco di noie

Breve introduzione alla Pedagogia Speciale

Facendo seguito alle numerose richieste di studenti, amici e colleghi, inizio a pubblicare “a puntate” un po’ del materiale che ho avuto modo di elaborare nel corso delle mie lezioni e seminari.

Come da consuetudine, tutto quanto metterò a disposizione è a libero utilizzo, a patto di non farne un uso commerciale.

Questo primo articolo è dedicato alle definizioni preliminari: che cosa accomuna la pedagogia generale con la pedagogia speciale? Che cosa intendiamo per Bisogni Educativi Speciali?

A queste e ad altre domande, che si svilupperanno in corso d’opera, cerco di dare una prima risposta attraverso un breve excursus storico della pedagogia speciale: una scienza “di confine”, sempre ai limiti di quanto un dato contesto storico ed antropico sia stato disposto a tollerare rispetto ai propri simili speciali. In tale accezione, la pedagogia speciale è lo specchio del livello di civilizzazione di un certo contesto umano, con i limiti e le risorse che la Storia ha imposto.

Ho cercato di farne uscire un quadro genuino, anche se a volte crudo e, forse, cinico: ma l’Uomo non ha mai trascurato i propri simili speciali, ne ha mai inteso aprioristicamente difendere o condannare determinate situazioni particolari: vi ha solo fatto fronte come poteva e quando poteva.

Da qui deriva la scelta di considerare la pedagogia speciale da alcuni punti di vista differenti ma complementari: quello di chi vive l’handicap sulla propria pelle, e ne è testimonianza vivente; quello della costellazione familiare, che deve fare i conti con un quotidiano che si sovverte da un momento all’altro, senza preavviso; quello di chi sceglie di farne una professione e, al netto delle motivazioni personali e professionali, dedica la propria vita e la propria formazione culturale ad una causa in cui si crede che riconoscere a tutti il proprio spazio vitale renda, in fondo, una società un po’ migliore.

Ho cercato anche di rimanere lontano dalla retorica, anche se non sono convinto di esservi sempre riuscito. Ma ciò che mi interessa profondamente è cercare di amplificare il concetto secondo il quale occuparsi di persone speciali sia stato (e sia tuttora) non un semplice (per quanto nobilissimo) esercizio di solidarietà individuale, ma risponda alla ricerca di soluzioni che possono essere un guadagno sociale per tutta la collettività, e non solo mera tutela di categorie deboli. Nella storia vi è sempre stata la consapevolezza che “tutti possiamo essere deboli” prima o poi, anche se raramente è stato ammesso in modo esplicito e pubblico.

Vi lascio alla lettura del contributo, che carico in allegato, e attendo eventuali vostri commenti.

FC

Pedagogia Speciale_Corsi_1

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Adolescenti: fragili e spavaldi?

Prendo a prestito la felice espressione di Gustavo Pietropolli Charmet, che con l’espressione Fragili e Spavaldi ha dato il titolo ad una delle sue ultime opere letterarie, e di cui consiglio calorosamente la lettura.

In questo contributo mi limito a pubblicare il materiale che ho proposto ad una mia recente serata divulgativa, nella cittadina di San Martino Buonalbergo (Verona), grazie alla disponibilità della dirigente scolastica, la dott.sa Anna Paola Marconi, e della coraggiosa associazione “37036” che sta proponendo un ciclo di quattro incontri per provare ad avvicinare adulti e adolescenti.

Ma, in fondo: gli adolescenti sono veramente fragili e spavaldi, e tutte le altre qualità che negli anni abbiamo elencato (talvolta a sproposito) nei confronti dell’adolescenza? Dividendo la quotidianità con i ragazzi di questa età, oramai da qualche anno, mi sono reso conto che abbiamo detto un sacco di cose dell’adolescenza, senza sapere che cosa realmente sia.

Grazie alla condivisione quotidiana con loro, i relativi familiari, ed il sempre costruttivo confronto con amici e colleghi (a proposito: al dott. Angelo Luigi Sangalli va un particolare ringraziamento) vi propongo poche pagine per andare a vedere che cosa accade nella testa e nel corpo delle persone di questa età, in un periodo della crescita in cui una vera e propria bomba chimica ormonale viene lanciata in un cervello che non ha ancora le adeguate strutture per ricevere certi stimoli.

Spero che ne esca un tratteggio efficace, quanto meno per dare significato ad alcuni strani (e talvolta irritanti) comportamenti dei nostri ragazzi, che spesso nulla hanno a che vedere con reali intenzioni di conflitto, svogliatezza o devianza.

Buona lettura, sperando che qualche “come” faccia scaturire dei “perché”.

Cliccate sul link seguente per scaricare il contributo

Fragili e Spavaldi

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Percorsi Abilitanti Speciali

Dopo la bella esperienza condivisa con alcuni appassionati insegnanti della scuola media inferiore, mi sento di condividere il materiale che abbiamo “macinato” insieme, disquisendo di didattica e pedagogia speciale, di disturbi specifici dell’apprendimento, di progetti educativi e della nuova sfida che l’educazione speciale ci pone, la relazione con i BES, i cosiddetti “bisogni educativi speciali”.

Un grazie sentito a tutti gli insegnanti di italiano, storia e geografia senza i quali questo incontro non sarebbe stato possibile, augurando loro il meglio che desiderano per la loro carriera professionale.

Di seguito, tutto il materiale che abbiamo elaborato, a libera consultazione.

Un secondo doveroso ringraziamento va ai colleghi che hanno contribuito e condiviso i materiali, e alle fonti web che lo hanno generosamente messo a disposizione.

FC

SECONDA_esempio compilazione

SECONDA_Il cervello nella lettura            SECONDA_Linee-guida4_integrazione_scolastica                       SECONDA_Linee guida BES

Indice Argomenti PAS

TERZA_checklist icf-cy                             TERZAchecklist ICF ITA                TERZAdidattica-inclusiva

TERZA_Grafia, Ortografia, Disgrafia             TERZA_ICF_diagnosi_funzionale_ianes   TERZA_Pedagogia Speciale_Corsi_4           TERZA_PEI su base ICF

PRIMA_PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO        PRIMA_PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO        PRIMA_PAS Primo_Modulo PRIMA_La Lettura                                                           PRIMA_guida-BES-Lombardia

Cecità e ipovisione

A richiesta di altre persone, pubblico volentieri il materiale elaborato per i miei studenti per il corso di “Gestione dei disturbi Visivi”. A breve (tempo libero permettendo), anche la versione in inglese.

Buon “download” a tutti gli interessati

FC

Infanzia e Adolescenza

Primo

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