I Disturbi Specifici dell’Apprendimento: questioni preliminari

Eccomi tornato a calcare questo mio spazio, dopo lunga assenza dal web: me ne scuso, ma il lavoro “su campo” in questo periodo mi assorbe molto, e spesso toglie spazio e tempo al piacere dello scrivere.

Torno un po’ a “vox populi”, avendo ricevuto numerose richieste di condividere e pubblicare il materiale da me elaborato per il corso di “Disturbi Specifici dell’apprendimento: diagnosi e trattamento” nel corso di laurea in scienze della formazione primaria presso l’Università di Trieste. Lo faccio volentieri, pubblicandolo “a puntate” e corredato di qualche breve commento come questo, in modo da dare opportunità alle persone di scrivere i propri commenti e contributi, e di interagire come meglio ritengono opportuno.

Partiamo dall’inizio: i primi contributi in allegato sono il programma proposto e la prima lezione introduttiva, contributi che già contengono la bibliografia essenziale del corso, ed il “cuore” dell’argomentazione da me scelta.

Il taglio che ho scelto di dare è diverso dal solito, pur nella sua semplicità: parlare direttamente di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, per quanto questo sia lo scopo del corso, per me equivale (passatemi la metafora!) imparare a guidare un’automobile a partire dai suoi guasti, praticamente un non-senso: quindi ho preferito cercare delle fonti che mi consentissero di insegnare agli studenti e futuri educatori che cosa accade nel corso del corretto processo di sviluppo in merito alle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Sono fermamente convinto che solo una buona conoscenza del corretto processo evolutivo ed educativo in condizioni normali permetta, poi, di poterne analizzare compiutamente le relative difficoltà. Questa considerazione preliminare apre ad almeno due importanti implicazioni:

1. In primo luogo: oggi abbiamo a disposizione una ricchezza senza precedenti di conoscenze neuropsicologiche rispetto al funzionamento del cervello “in vivo”, osservandone i processi elaborativi nel dettaglio: quindi la prospettiva che ho scelto è quella delle più moderne neuroscienze, svincolate il più possibile da interpretazioni analitiche ma caratterizzate dal “che cosa accade meccanicamente nei neuroni del cervello”. Credo fermamente che la moderna educazione debba passare da qui per poter essere al passo, anche se questa conoscenza meccanica certo non completa né esclude tutta quella sacrosanta componente affettiva e relazionale tipica e imprescindibile di ogni processo educativo.

2. In secondo luogo, diretta conseguenza di quanto asserisco in precedenza, parlare oggi di apprendimento significa, in tutto e per tutto, considerarne le congenite difficoltà: la cultura in cui siamo immersi è di per sé complessa e vasta, richiede un rapporto educativo lungo che richiede agli educatori un continuo adeguamento e aggiornamento. In definitiva: apprendere è sempre difficile, e credo lo sarà sempre più mano a mano che la nostra cultura di riferimento si amplia grazie al contatto globalizzante con altre culture.

Ecco il perché di questa scelta: nasce dalla ferma consapevolezza che apprendere (e quindi crescere) è di per sé difficile e complesso, all’interno di questo processo di crescita nel XXI secolo si trovano delle crescenti difficoltà, di cui una parte possono assumere connotazioni specifiche. I DSA non vanno quindi demonizzati, ne è opportuno abusare di questa etichetta: un disturbo specifico dell’apprendimento è un fenomeno neuropsichico ben preciso, all’interno del più generale processo di apprendimento, che va conosciuto e trattato in maniera educativa, prima di tutto, e clinica, se necessario. Da cui, in caso di connotazioni specifiche, si prevede il coinvolgimento di diverse agenzie educative e figure professionali: la famiglia in primis, con la scuola e i servizi territoriali.

Dopo questa prima introduzione passerò ad illustrare, nel corso delle successive pubblicazioni, che cosa accade durante lo sviluppo motorio e sensoriale del bambino, con attenzione specifica alle abilità di scrittura, lettura e calcolo. Verso la fine vedremo l’eventualità che si presentino disturbi dell’apprendimento con connotazione specifica, ed il ruolo che può avere la scuola, la famiglia, i servizi socio-sanitari territoriali alla luce della normativa vigente e delle linee guida di applicazione, il tutto con un occhio specifico a quanto l’educatore-insegnante può fare nel quotidiano della sua pratica professionale.

Buona lettura, quindi: attendo i vostri preziosi commenti.

DSA Intro Programma corso _Disturbi dell’apprendimento_

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