Archivi categoria: pedagogia sociale

Breve introduzione alla Pedagogia Speciale

Facendo seguito alle numerose richieste di studenti, amici e colleghi, inizio a pubblicare “a puntate” un po’ del materiale che ho avuto modo di elaborare nel corso delle mie lezioni e seminari.

Come da consuetudine, tutto quanto metterò a disposizione è a libero utilizzo, a patto di non farne un uso commerciale.

Questo primo articolo è dedicato alle definizioni preliminari: che cosa accomuna la pedagogia generale con la pedagogia speciale? Che cosa intendiamo per Bisogni Educativi Speciali?

A queste e ad altre domande, che si svilupperanno in corso d’opera, cerco di dare una prima risposta attraverso un breve excursus storico della pedagogia speciale: una scienza “di confine”, sempre ai limiti di quanto un dato contesto storico ed antropico sia stato disposto a tollerare rispetto ai propri simili speciali. In tale accezione, la pedagogia speciale è lo specchio del livello di civilizzazione di un certo contesto umano, con i limiti e le risorse che la Storia ha imposto.

Ho cercato di farne uscire un quadro genuino, anche se a volte crudo e, forse, cinico: ma l’Uomo non ha mai trascurato i propri simili speciali, ne ha mai inteso aprioristicamente difendere o condannare determinate situazioni particolari: vi ha solo fatto fronte come poteva e quando poteva.

Da qui deriva la scelta di considerare la pedagogia speciale da alcuni punti di vista differenti ma complementari: quello di chi vive l’handicap sulla propria pelle, e ne è testimonianza vivente; quello della costellazione familiare, che deve fare i conti con un quotidiano che si sovverte da un momento all’altro, senza preavviso; quello di chi sceglie di farne una professione e, al netto delle motivazioni personali e professionali, dedica la propria vita e la propria formazione culturale ad una causa in cui si crede che riconoscere a tutti il proprio spazio vitale renda, in fondo, una società un po’ migliore.

Ho cercato anche di rimanere lontano dalla retorica, anche se non sono convinto di esservi sempre riuscito. Ma ciò che mi interessa profondamente è cercare di amplificare il concetto secondo il quale occuparsi di persone speciali sia stato (e sia tuttora) non un semplice (per quanto nobilissimo) esercizio di solidarietà individuale, ma risponda alla ricerca di soluzioni che possono essere un guadagno sociale per tutta la collettività, e non solo mera tutela di categorie deboli. Nella storia vi è sempre stata la consapevolezza che “tutti possiamo essere deboli” prima o poi, anche se raramente è stato ammesso in modo esplicito e pubblico.

Vi lascio alla lettura del contributo, che carico in allegato, e attendo eventuali vostri commenti.

FC

Pedagogia Speciale_Corsi_1

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La Sindrome di Tourette

A scuola, negli ultimi tempi, si parla molto di bambini iperattivi: non stanno mai fermi, per loro sembra impossibile seguire le minime regole di convivenza a scuola, non riescono a concentrarsi e spesso disturbano compagni e insegnanti.

Eppure… in loro l’educatore sa per certo che esiste un’acuta intelligenza, profondamente mascherata dal disagio che loro manifestano con questa irrefrenabile attività.

In mezzo a questi bambini, talvolta ne appaiono altri, se possibile ancor più particolari: oltre all’impossibilità di rimanere “a posto”, manifestano “tic nervosi”, la compulsione a ripetere movimenti e suoni ripetitivi, fino a suscitare la profonda irritazione dei compagni e dei coetanei, che di conseguenza li isolano e li scherniscono. E allora  queste manifestazioni diventano ancora più acute e nervose, inizia la tendenza al turpiloquio, si fanno ancora più irritanti….

Si tratta di un disagio sociale, o questo “quadro” può nascondere altro? è la domanda che si è posta la dott.sa Serena Peretti nella sue tesi di laurea: tutto questo potrebbe essere parte di un medesimo complesso fenomeno, la Sindrome di Tourette.

Descritta per la prima volta dal dott. Gilles del la Tourette, questa rara sindrome è stata molte volte trascurata, confusa o assimilata ad altre diagnosi, ma ora sembra che la sua realtà stia tornando alla luce con maggiore chiarezza, grazie anche a studi più recenti e approfonditi.

Con notevole chiarezza espositiva e robusti riferimenti bibliografici e scientifici, la dott.sa Peretti ne traccia un efficace profilo nel suo lavoro di tesi. Vi invito a leggerla, sul suo profilo: probabilmente non avete bambini tourettici, ma questo lavoro fornisce numerosi suggerimenti e riflessioni anche in altri campi dell’educazione speciale.

Buona lettura su:

http://www.linkedin.com/profile/view?id=287582251&trk=eml_inv_status_profile

E, per una visione efficace della sindrome, vi suggerisco il bel film “La mia fedele compagna”, qui la versione integrale:

http://www.youtube.com/watch?v=Fir1aZjaBKo

 

Buona lettura e buona visione

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Al lavoro… sui DSA!

Il lavoro educativo nel ventunesimo secolo è certamente un lavoro complesso: gli articoli precedenti sulle difficoltà di apprendimento lo testimoniano. Siamo in grado di conoscere i processi intellettivi dal loro interno, e dal loro funzionamento: pertanto il lavoro educativo non può esimersi dal conoscerli profondamente!

La realtà dei disturbi specifici dell’apprendimento è emblematica: non si possono trattare se non dopo un’adeguata conoscenza dei processi cerebrali; ecco perché, prima di passare alla fase pratica, oggetto del presente articolo e dei prossimi, non potevo non presentarvi i meccanismi che il cervello segue per imparare a leggere, a scrivere e a calcolare. Da questo momento in poi avete in mano tutti gli strumenti per comprendere che cosa accade, in ordine all’apprendimento, quando le cose “vanno come devono andare, e perché!”; quindi siete pronti ad affrontare la realtà, quando le cose non funzionano.

Il contributo di oggi, che devo all’amico e collega dott. Filippo Mantelli, cerca di mettere un po’ d’ordine rispetto al trattamento psico-educativo dei disturbi di apprendimento, rispetto al quale poniamo in evidenza almeno un paio di cose, brevemente:

  • i DSA sono una realtà complessa, e vanno trattati da diversi punti di vista; differenti professionalità possono trovare il loro ruolo, e la collaborazione è di capitale importanza;
  • ma i DSA sono solo “l’emblema” dell’educazione del terzo millennio: più andremo avanti, più i problemi da affrontare saranno complicati, nel senso letterale del termine, cioè “avranno molte pieghe” tra le quali dovremo essere in grado di orientarci.

Iniziamo, quindi, con un bel documento di sintesi sul lavoro psicoeducativo, corredato da una simpatica presentazione disponibile su YuoTube; proseguiremo nei prossimi articoli con altro materiale normativo e di lavoro. Buona lettura, e per contatti ulteriori: https://www.facebook.com/FilippoMantelliPsicologoPsicoeducatore?fref=ts

Dalla diagnosi… all’intervento psicoeducativo

Quindi date un’occhiata a questo:

https://www.youtube.com/watch?v=On2yoQHZYsU

A presto 🙂

 

 

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Crisi: limite o opportunità

Crisi… siamo tutti in Crisi, parliamo solo di Crisi…

La sensazione è di avere a che fare con una realtà di gomma, non solo il tradizionale, italianissimo “muro di gomma” contro il quale tutti continuiamo a sbattere senza risultato, ma una gomma più perfida e fluida, che talvolta sembra insinuarsi in noi, frenarci il movimento e toglierci il respiro.

Un dato, tra tutti, è oggettivo: non è per niente facile, e poco importa cercare se tra le cause vi siano le banche, la finanza, anni di spese dissennate o chissà quale diavoleria, l’importante è che la situazione tocca tutti, chi più chi meno.

è toccato anche a me, e mi sto riorganizzando, con tutta l’umana fatica che comporta…

Ma sto scoprendo una voglia di reagire che prima non conoscevo, un dirmi e dire continuo e caparbio che desidero cambiare le cose, perché non voglio sentirmi vessato per quanto di cui non mi reputo, almeno direttamente, responsabile. Quindi mi sono dato una parola-chiave, che poi è il significato profondo (e spesso dimenticato) della parola crisi: cambiamento.

E allora vi invito a raccontarci, su questo semplice spazio che il web mette a disposizione, il cui mio unico merito è di provare a riempire con qualche domanda: raccontiamoci nel nostro essere in cambiamento. Come vivete questo periodo? che cosa fate per non farvi sopraffare? come vi sentire e come vorreste sentirvi, tra idee, qualche fallimento, molte speranze e qualche delusione? Mettete in circolo ciò che pensate, e otterremo un duplice scopo: scambiarci delle idee e aiutarci a capire.

Nota per i “bloggari” neofiti (un po’ come me): non importa dire chi siete, perché nessuno vi obbliga a dirlo, pertanto usate un nick name o quello che volete. L’importante sono le idee.

Scrivete, scrivete, scrivete… sarò lieto di leggervi, di provare a rispondere, e di mettere in circolo le idee.

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