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Adolescenti: fragili e spavaldi?

Prendo a prestito la felice espressione di Gustavo Pietropolli Charmet, che con l’espressione Fragili e Spavaldi ha dato il titolo ad una delle sue ultime opere letterarie, e di cui consiglio calorosamente la lettura.

In questo contributo mi limito a pubblicare il materiale che ho proposto ad una mia recente serata divulgativa, nella cittadina di San Martino Buonalbergo (Verona), grazie alla disponibilità della dirigente scolastica, la dott.sa Anna Paola Marconi, e della coraggiosa associazione “37036” che sta proponendo un ciclo di quattro incontri per provare ad avvicinare adulti e adolescenti.

Ma, in fondo: gli adolescenti sono veramente fragili e spavaldi, e tutte le altre qualità che negli anni abbiamo elencato (talvolta a sproposito) nei confronti dell’adolescenza? Dividendo la quotidianità con i ragazzi di questa età, oramai da qualche anno, mi sono reso conto che abbiamo detto un sacco di cose dell’adolescenza, senza sapere che cosa realmente sia.

Grazie alla condivisione quotidiana con loro, i relativi familiari, ed il sempre costruttivo confronto con amici e colleghi (a proposito: al dott. Angelo Luigi Sangalli va un particolare ringraziamento) vi propongo poche pagine per andare a vedere che cosa accade nella testa e nel corpo delle persone di questa età, in un periodo della crescita in cui una vera e propria bomba chimica ormonale viene lanciata in un cervello che non ha ancora le adeguate strutture per ricevere certi stimoli.

Spero che ne esca un tratteggio efficace, quanto meno per dare significato ad alcuni strani (e talvolta irritanti) comportamenti dei nostri ragazzi, che spesso nulla hanno a che vedere con reali intenzioni di conflitto, svogliatezza o devianza.

Buona lettura, sperando che qualche “come” faccia scaturire dei “perché”.

Cliccate sul link seguente per scaricare il contributo

Fragili e Spavaldi

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Al lavoro… sui DSA!

Il lavoro educativo nel ventunesimo secolo è certamente un lavoro complesso: gli articoli precedenti sulle difficoltà di apprendimento lo testimoniano. Siamo in grado di conoscere i processi intellettivi dal loro interno, e dal loro funzionamento: pertanto il lavoro educativo non può esimersi dal conoscerli profondamente!

La realtà dei disturbi specifici dell’apprendimento è emblematica: non si possono trattare se non dopo un’adeguata conoscenza dei processi cerebrali; ecco perché, prima di passare alla fase pratica, oggetto del presente articolo e dei prossimi, non potevo non presentarvi i meccanismi che il cervello segue per imparare a leggere, a scrivere e a calcolare. Da questo momento in poi avete in mano tutti gli strumenti per comprendere che cosa accade, in ordine all’apprendimento, quando le cose “vanno come devono andare, e perché!”; quindi siete pronti ad affrontare la realtà, quando le cose non funzionano.

Il contributo di oggi, che devo all’amico e collega dott. Filippo Mantelli, cerca di mettere un po’ d’ordine rispetto al trattamento psico-educativo dei disturbi di apprendimento, rispetto al quale poniamo in evidenza almeno un paio di cose, brevemente:

  • i DSA sono una realtà complessa, e vanno trattati da diversi punti di vista; differenti professionalità possono trovare il loro ruolo, e la collaborazione è di capitale importanza;
  • ma i DSA sono solo “l’emblema” dell’educazione del terzo millennio: più andremo avanti, più i problemi da affrontare saranno complicati, nel senso letterale del termine, cioè “avranno molte pieghe” tra le quali dovremo essere in grado di orientarci.

Iniziamo, quindi, con un bel documento di sintesi sul lavoro psicoeducativo, corredato da una simpatica presentazione disponibile su YuoTube; proseguiremo nei prossimi articoli con altro materiale normativo e di lavoro. Buona lettura, e per contatti ulteriori: https://www.facebook.com/FilippoMantelliPsicologoPsicoeducatore?fref=ts

Dalla diagnosi… all’intervento psicoeducativo

Quindi date un’occhiata a questo:

https://www.youtube.com/watch?v=On2yoQHZYsU

A presto 🙂

 

 

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